Incontri:Piu' giustizia per i minori

SCUOLA FORENSE 1/1998

Incontri

Per troppo tempo, anche da parte degli uomini di cultura, si è confusa la giustizia minorile con la "giustizia minore". Oggi la devianza minorile ha assunto aspetti preoccupanti e la "questione dei minori" è al centro dibattito e non può essere ulteriormente disattesa.

l’avv. Carlo Mariani si è recato nel centro di osservazione privilegiato, lì ove i minori sono vita pulsante e dramma quotidiano, per incontrare la dott.ssa Rosanna De Palo, uno dei magistrati più impegnati sul delicato fronte dei minori


Più giustizia per i minori

Incontro con la dott.ssa Rosanna De Palo,
Magistrato presso il Tribunale per i Minorenni di Bari
.

La giornata è una di quelle che ti mette un po’ di tristezza; al cielo grigio si accompagna la consapevolezza di recarsi in un posto che non dovrebbe esistere: il Tribunale per i Minorenni.

Ho appuntamento con la dott.ssa De Palo, che puntuale arriva nella sua stanza e con un sorriso cordiale mi indica la poltroncina.

Mi siedo, precisandole le finalità dell’incontro

Colgo subito una sua espressione di compiacimento, come a dire qualcuno si occupa anche di noi. In realtà questo sarà un po’ il tema dominante dell'intera conversazione, perché di un fatto è certa la dott.ssa De Palo: il legislatore è un po’ distratto rispetto al fenomeno ormai gravissimo della cosiddetta "questione minorile".

Competenza civile

Iniziamo con la "competenza civile" ed immediatamente la d.ssa De Palo punta l'indice accusatore sui limiti imposti dal legislatore. Dice testualmente che tale competenza è troppo "angusta" e di certo non soddisfa le esigenze degli "utenti". Mi spiega che, in realtà, i Tribunali, attraverso una giurisprudenza illuminata, hanno cercato di ritagliarsi, una maggiore sfera operativa, intervenendo anche in questioni ai limiti delle proprie competenze e non mi nasconde una certa soddisfazione per la sensibilità (o coraggio) mostrata dai Colleghi, però questo compiacimento si spegne quando aggiunge che di recente la Suprema Corte è intervenuta ridimensionando, in modo drastico, l'effettiva competenza dei Tribunali per i Minorenni. Da qui l'esigenza di un intervento legislativo immediato, di ampia portata, che riconosca al Magistrato minorile una "specifica competenza" su tutte le questioni riguardanti la "famiglia". Una competenza esclusiva sulle "patologie familiari" (separazione, divorzio, convivenza ed altro) consentirebbe al Magistrato una maggiore specializzazione, nonché una gestione più organica del relativo contenzioso. Si sente, infatti, la necessità di "stare più vicini alla famiglia ed alla gente", per meglio comprendere problemi che investono aspetti sociali, giuridici e pedagogici.

L'auspicio della dott.ssa De Palo, è quello di vedere istituito un "Tribunale della famiglia" con una competenza estesa anche a rapporti di fatto, che, comunque, possano essere ricomprese nel "contenzioso familiare": il riferimento è chiaramente rivolto alla convivenza ed ai rapporti non strettamente "vincolati" . Su tali questioni il legislatore è molto distratto e la circostanza che più amareggia (o preoccupa) la dott.ssa De Palo è che la "latitanza" persiste anche in un momento come quello che stiamo attraversando, caratterizzato da grandi dibattiti, grandi riforme, grandi interventi, alcuni dei quali anche di rango costituzionale.

In realtà mi confessa che anche all'interno delle Associazioni giuridico-minorili esistono forti resistenze rispetto alle varie ipotesi di "allargamento delle competenze".

Ed allora la dott.ssa De Palo suggerisce piccole modifiche che, in qualche modo, possano migliorare l’attuale situazione. Ad esempio, la previsione, nei giudizi di separazione e divorzio, della figura di assistenti sociali, che potrebbero meglio suggerire al Magistrato ordinario i provvedimenti da adottare nelle varie situazioni.

I rapporti con gli Enti Locali

Quando si passa al tema della "collaborazione" (ex lege 142/90) degli Enti Locali, il tono della dott.ssa De Palo assume i caratteri di una denunzia amara, tanto da parlare di "crisi di identità' del Magistrato minorile". Mi spiega, infatti, che l'esecuzione di gran parte dei provvedimenti emessi dal Magistrato minorile, dipende dall'efficienza operativa degli Enti Locali. Purtroppo, i nostri Enti Locali, nella quasi totalità, non garantiscono alcuna collaborazione, tanto da vanificare sostanzialmente l’attività giurisdizionale.

Si tratta di una fatto molto grave, ma difficilmente superabile. L’azione degli Enti in favore dei minori è, infatti, condizionata, dalle scarse disponibilità finanziarie e dall’ampia discrezionalità degli amministratori.

Competenza Penale

Il rapporto tra "attività giurisdizionale" ed "istituzioni" resta il tema dominante, anche quando si inizia a conversare sulla "competenza penale".

Afferma infatti la dott.ssa De Palo che il processo penale minorile, come pensato dal legislatore, sulla carta "astrattamente, contiene il necessario". Il vero problema, ancora una volta, è rappresentato dalla scarsa collaborazione degli Enti Locali. Un esempio fra tutti: "la messa alla prova". Gran parte dei Comuni non garantiscono le risorse necessarie, rendendo di fatto impraticabile questo istituto. Solo da qualche tempo i1 Comune di Bari ha mostrato maggiore sensibilità, cosa che però continua a non esistere in altre zone.

Da questo deriva anche una mortificante (quanto ingiusta) disparità di trattamento per i minori, a seconda della propria residenza. Ciò spiega perchè al degrado socio-politico si accompagna sempre una micro-criminalità diffusa.

Altro esempio: le misure cautelari. Il legislatore del 1988 le ha previste come ipotesi assolutamente residuali. Ebbene le forme alternative del lavoro, della scuola, del volontariato sono di fatto impraticabili; la "permanenza in casa" è utile solo se il contesto è sano, altrimenti (come nella quasi totalità delle volte) è solo dannosa; il "collocamento in comunità" è subordinato alla esistenza effettiva dei posti, che, neanche a dirlo, sono sempre insufficienti rispetto alle esigenze.

In Puglia le comunità convenzionate sono pochissime e solo parzialmente disponibili; questo comporta che il minore, nel tempo necessario a trovare un "posto", dovrà rimanere in casa o in carcere. Le conseguenze di tale situazione sono cosi evidenti che ogni commento guasterebbe.

Problemi processuali

Passando ad analizzare alcuni aspetti più strettamente processuali, secondo la dott.ssa De Palo andrebbe innanzitutto modificato l'ormai famoso art. 513 c.p.p., la cui attuale formulazione è incompatibile con lo spirito del processo penale minorile. Andrebbe attuata, inoltre, una miniriforma per i "processi di concorso", prevedendo la possibilità di un "travaso" degli atti processuali, anche in considerazione del fatto che il processo minorile si incardina molto più tardi, rispetto al parallelo processo a carico del maggiorenne. La disattenzione del legislatore, su questi aspetti del processo minorile, è attribuita dalla dott.ssa De Palo al fatto che le maggiori disfunzioni si verificano per i "reati associativi", i quali sono caratterizzati da ambiti territoriali sostanzialmente ristretti e, quindi, di non generale interesse .

Altro aspetto delicato riguarda la "difesa tecnica" del minore. Sul punto la dott.ssa De Palo è categorica: i corsi di aggiornamento non garantiscono la necessaria preparazione. Il minore spesso è affidato ad una difesa di routine, assolutamente incompatibile con la delicatezza della funzione. Oggetto di più attenta riflessione dovrebbe essere, poi, il problema della opportunità che la difesa del minore venga assunta dallo stesso difensore che in precedenza abbia difeso il "concorrente maggiorenne". Potrebbe, infatti, accadere che gli interessi del minore siano in qualche modo sacrificati e le strategie processuali condizionate dall’esigenza di evitare pregiudizi all’imputato maggiorenne.

Vi è poi l'altro serio problema delle difese di ufficio.

Sotto tale profilo, a parte un duro monito nei confronti dell'attuale legislazione, la dott.ssa De Palo solleva rilievi critici anche nei confronti di parte della classe forense. Mi dice che se per un verso sarebbe forse eccessivo parlare di "prassi spartitoria", per altro verso certamente vi è scarsissima collaborazione da parte di alcuni (ma non pochi) avvocati. Mi spiega, ad esempio, che spesso sarebbe opportuno procedere alla riunione dei vari processi; tale operazione è tuttavia spesso contrastata dagli avvocati, non per motivi difensivi, ma solo per non vedersi revocata la nomina. Ho l'impressione che pur potendo elencare altri esempi, la dott.ssa De Palo preferisca sorvolare, non senza denunziare una sostanziale latitanza del nostro Consiglio dell'Ordine rispetto ad alcune segnalazioni di rilievo deontologico che pure sono state inoltrate.

I1 tempo è volato via. Sono trascorse oltre due ore e sento il dovere di non impegnare ulteriormente la mia interlocutrice ed allora, ricordandomi di cosa mi disse tempo addietro un giovane e serio collega penalista, per concludere, chiedo alla dott.ssa De Palo se sia mai capitato che una difesa puntuale e preparata sia stata liquidata dai Magistrati con un certo nervosismo. Mi risponde: "la presenza di un bravo difensore è sempre motivo di gratificazione per un magistrato".

Esco, lasciando la dott.ssa De Palo al proprio lavoro.